5 anni di progettoDiventerò // FORMAZIONE: La storia di Cristina Cerri, vincitrice del premio “L’impatto sociale dei progetti per i giovani”

La vita ha questo vizio di sorprendere, e allora bisogna armarsi di amore e non aver paura di ciò che non si conosce.

Cristina Cerri, sarda classe 1987, è la vincitrice del premio “L’impatto sociale dei progetti per i giovani”, promosso in collaborazione con LH Forum San Patrignano nel 2014. Il premio di laurea ha avuto come obiettivo la diffusione dei valori dell’economia positiva e ha permesso a Cristina di frequentare uno stage in una realtà di primo piano. Tale esperienza è stata fondamentale per il suo percorso.

Gli inizi: gli anni dell’università, i fallimenti come opportunità creativa e la tesi in Africa

Sono nata ad Alghero, ma sono andata via abbastanza presto “dall’isola”. A 19 anni sono partita per frequentare l’università a Torino ed è lì che ho scoperto la sociologia. Confesso di essermi proprio innamorata (sia della città che della materia!) e quest’amore è nato anche da un fallimento. La mia carriera universitaria ha infatti avuto un inizio non proprio brillante: un bel 19 in sociologia generale che non ho potuto rifiutare. Questo mi ha provocato non poco fastidio, quindi “mi sono messa sotto” per ribaltare la situazione di partenza e studiando sociologia ho iniziato ad amarla, soprattutto perché mi ha insegnato un nuovo modo di guardare tutto quello che ho attorno. Ho avuto un ottimo percorso accademico, ma non sono mai stata una studentessa modello: non sono portata per lo studio fine a se stesso, mi piace invece la praticità, il fatto di poter applicare ciò che imparo alla realtà per derivarne un senso.

Mi sono poi specializzata in sociologia economica, con studi approfonditi sullo sviluppo locale e sull’imprenditoria giovanile. La mia tesi è stata un’avventura. Ho trascorso sei mesi in Guinea Bissau per effettuare una ricostruzione generale della realtà microfinanziaria e del settore privato, capace di integrare, con un’analisi sulle dinamiche sociali alla base di un microcredito, l’esiguo numero di informazioni e di dati disponibili sul Paese. Ho realizzato numerose interviste in lingua creola e in portoghese a giovani imprenditori che avevano partecipato a un programma di sviluppo dell’UNDP e ho valutato l’impatto di questo progetto, che, purtroppo, si è rivelato di scarso successo. La ricerca ha costituito il cuore della mia tesi, che poi mi ha permesso di vincere la borsa di studio messa in palio da Fondazione Bracco.

Il teatro come scandaglio interiore e voce collettiva

Il teatro è sempre stato presente nella mia vita, nei due luoghi essenziali che fanno parte della mia storia: la Sardegna e Torino. Quando ero ad Alghero facevo parte di una compagnia di teatro professionistica, specializzata in spettacoli in lingua sarda e algherese che portavamo in giro per l’Isola. Per me, che avevo 17 anni ed ero al tempo la più piccola della Compagnia, è stata un’esperienza intensa e unica.

Dopo qualche anno dal mio arrivo a Torino, nel 2010, mi sono ritrovata in una compagnia di teatro “integrata”; un gruppo che integra al suo interno persone con diversità di provenienza, età e abilità: ragazzi italiani e stranieri che hanno difficoltà con la nostra lingua, anziani, minori a rischio di devianza, diversamente abili o con problematiche psicologiche e psichiatriche. La nostra regista ci guidava nel raccontare ognuno la propria storia a partire da un tema, che diventava la base della sceneggiatura da scrivere insieme. Tutti gli spettacoli avevano sempre forti basi di denuncia sociale e una cura non banale per la qualità, in primis del lavoro insieme.

Il premio e l’esperienza di stage formativo, con cui “sono diventata grande”

Mi sono sempre ritrovata sia durante la carriera universitaria sia nelle mie scelte di vita a occuparmi di ciò che pensavo non avrei mai fatto, e con una certa soddisfazione. Non volevo fare sociologia e assolutamente non sociologia economica. Non desideravo fare una tesi sulla finanza e invece mi sono specializzata sul micro-credito. Non volevo ad ogni costo andare a lavorare a Milano e invece ho lavorato e attualmente lavoro proprio a Milano. Possiamo forse dire che spesso sono gli eventi che ci portano per mano a scoprire la nostra strada. E non di rado mi trovo a pensare: “meno male che non mi sono data ascolto!” La vita ha questo vizio di sorprendere. E io ho il vizio di appassionarmi alle sorprese!

Grazie al premio vinto con Fondazione Bracco, ho potuto fare un tirocinio di 6 mesi all’interno di un’azienda di consulenza di primo piano, esperienza davvero positiva sotto molti aspetti. All’inizio mi sentivo un pesce fuor d’acqua, il mio “acquario” era d’improvviso diventato molto più grande e dispersivo: una città come Milano e una società internazionale. Mi sarei dovuta occupare di comunicazione, una di quelle esperienze che mi ero detta, tra me e me, che non avrei mai fatto. E invece, puntualmente, sono stata sorpresa dagli eventi: mi sono scoperta piuttosto brava in ciò che facevo e per di più mi piaceva farlo! Il fatto di lavorare all’interno di un ufficio stampa in un’azienda così articolata mi ha dato una posizione di privilegio per poter conoscere la realtà in cui mi trovavo in modo trasversale. Il mio mentore è stata una vera fortuna: duro quando necessario, ma disponibile nel bisogno e molto attento alla mia crescita professionale. Con questo stage sono diventata grande, mettiamola così! È stata una vera introduzione nel mondo professionale, per me che provenivo dal mondo accademico della ricerca e delle collaborazioni a breve termine.

Il dopo stage: il progettoDiventerò occasione di networking e il lavoro attuale

Al termine dello stage, poiché non c’era possibilità di continuare, stavo per partire in Portogallo con un progetto di servizio civile. Invece poco prima di partire ho ricevuto una telefonata che mi proponeva un contratto di un anno nell’associazione dell’azienda di consulenza per cui avevo fatto il tirocinio. Una proposta che non potevo rifiutare!

Sono certa che, oltre ad aver saputo sfruttare a pieno il mio stage, mi sia servito partecipare alla cerimonia del progettoDiventerò, che nel 2015 si è tenuta all’interno di Expo. Quell’occasione è stata preziosa per fare networking, erano presenti tutte le figure principali con cui avevo lavorato e i responsabili dell’associazione che di lì a poco mi avrebbe contattato per propormi il lavoro. Io per prima ero in cerca di relazioni e di nuove esperienze, e ho colto l’opportunità di partecipare a quella serata che con tutta probabilità ha contribuito a indirizzare il mio futuro.

Ora è più di un anno che lavoro per l’associazione e sono molto contenta. È una bella squadra e il lavoro è vario, stimolante: sono la risorsa più junior, ma ho la mia autonomia e credo di aver contribuito a portare nel mio piccolo un po’ di innovazione. Da qui credo di avere uno sguardo privilegiato sul sistema imprenditoriale italiano e sui progetti di sviluppo locale; mi piace, perché c’è sempre una buona occasione per imparare qualcosa di nuovo!

Al momento sono tornata a vivere a Torino, vivo con il mio compagno di cui sono follemente innamorata e sono molto positiva su ciò che verrà.

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