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Londra 1851, Milano 2015. Queste sono le date che circoscrivono il racconto, lungo quasi due secoli, delle Esposizioni Universali.

Queste grandi manifestazioni sono sempre state capaci di suscitare il senso di meraviglia nei visitatori che, grazie alle invenzioni e ai macchinari futuristici esposti nei padiglioni, entravano di fatto, in punta di piedi, nell’anticamera della successiva epoca.

L’Italia è sempre stata presente in questi importanti incontri internazionali, portando sulla piazza globale i frutti di quella creatività diffusa, che il mondo ci riconosce da sempre.

Ma cosa significa realmente ospitare un’esposizione universale? Quale la storia della partecipazione italiana? 

Quali i lasciti in campo artistico, urbanistico, economico e, forse ancora più importante, quale l’eredità personale del visitatore, in termini di slancio verso il futuro e sentimento nazionale?

A pochi mesi di distanza dall’inizio di Expo 2015 ci interroghiamo, nel terzo appuntamento di Fondazione Bracco incontra, sulla storia dei padiglioni italiani e sugli impatti che i grandi eventi hanno sulla comunità di riferimento.

Ne parliamo con Lucia Masina, docente in Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, e Paolo Dalla Sega, docente in Valorizzazione urbana e grandi eventi all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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